Andrea Pinchi. Dal Design al Pincbau

Andrea Pinchi è un artista che connette linguaggi ancestrali nello spazio metafisico dell’opera. Le sue radici lo vedono formarsi dentro la cultura artigianale dell’organo a canne, strumento antico con riverberi moderni che attraversa il tempo negli spazi che il tempo sembrano trattenerlo. Da qui non era semplice divincolarsi dalle origini per elaborare un nuovo linguaggio, figlio di una conoscenza familiare ma autonomo nel suo circuito espressivo e concettuale. Nasce così, oltre dieci anni fa, un percorso linguistico che indaga forme pittoriche inconsuete, liquide per natura figurativa, vere e proprie ascesi del materiale d’origine che compone le sue (re)visioni iconografiche. Si tratta di scarti da laboratorio che la famiglia Pinchi produce durante il restauro o la ricostruzione di un organo. E’ un riuso grammaticale e poetico dei pezzi di pelle, rame, stagno, carta, piombo e quant’altro sia traghettabile dentro l’hortus conclusus del quadro, dentro le superfici aliene dei suoi oggetti mentali in forma reale.

Non esiste nelle opere una zona temporale netta, si tratta semmai di una fluttuazione cosmica che segue un magnetismo cerebrale, come se la visione interiore si connettesse agli immaginari oltre la cronaca, oltre il realismo da strada, oltre il rumore della città… L’opera agisce con lo spirito linguistico dell’alfabeto intuitivo, privo di numeri e lettere ma ricco di geometrie che diventano frase, interpretazione, apertura del dialogo invisibile. La fluttuazione cosmica inizia dentro lo sguardo, dove tutto è sempre possibile, dove lo slancio non conosce fine ma solo attraversamento. Quel fluttuare identifica le tappe del viaggio interiore, i punti di momentaneo approdo lungo l’ascolto universale…

La mostra nasce da un’idea di Paola Bellin e Luciano Setten. L’idea era di portare a Treviso, nell’ambito del Festival oltreDesign, un artista legato al mondo del design ma in un modo che definisse le ragioni dell’arte, la mimesi installativa tra l’opera e il canone del luogo. Il risultato si colloca nel punto di fusione tra arte e design, sul crinale in cui la preziosità dell’unicum scardina qualsiasi anelito industriale, evocando funzioni d’uso mentale, senza alcuna coscienza pratica.

Non è semplice trovare la perfetta integrazione tra arte e desegn. Ma qui avviene un equilibrio raro, un punto di sintesi in cui forma e memoria si assumono l’onere della trasmissione di senso: che poi, al dunque, significa dare un contenuto a forme aggettanti, orientate verso il fuori del quadro, verso il mondo in movimento, verso la vita da cui l’opera prende energia accrescitiva.

PINCBAU è il sistema semantico di Andrea Pinchi, il suo vocabolario e la sua grammatica per definire la biologia del proprio codice visivo. Il “Cuore”, ad esempio, si cristallizza senza arrotondamenti, come una freccia direzionale che moltiplica il segno e aumenta la febbre emotiva del rosso. Le “Città Invisibili” ribadiscono la tensione astratta dei segni, stavolta richiamando Italo Calvino ma senza accenni diretti, semmai lasciando aleggiare l’ispirazione in una visuale satellitare delle architetture, come se la mente scoprisse le città del puro immaginario, gli agglomerati del mondo interiore. I “Calamari” sono calamite cosmiche di libera interpretazione, veri e propri feticci iconici che si caricano la responsabilità degli archetipi, volando come uccelli marini che tagliano l’articolazione cromatica dei fondali, che occupano il palcoscenico cromatico degli orizzonti. Tutte le forme geometriche sono stilemi personali, segni d’autore che Pinchi modula con sapienza tecnica, organizzazione plastica ed equilibrio cromatico.

La mostra a Treviso è la conferma calibrata di un artista metodico e concentrato, coerente con le proprie radici formative, cosciente di un tempo tecnologico in cui cucire le sue iconografie universali. Ogni ciclo risulta connesso agli altri, quasi che le opere fossero fratelli e sorelle di una comunità cosmica che metabolizza i punti nodali della comunità terrestre. La città come archetipo della vita civile, il cuore come motore cardiaco ma anche propulsore sentimentale, il calamaro come simbolo di resistenza genetica e molecolare, la croce come simbolo di una spiritualità non dogmatica, il cerchio e il quadrato come radici geometriche di un mondo complesso…. Le opere diventano gli strumenti visuali di un’orchestra che evoca suoni sacri e profondi, destinati alle viscere del cosmo e agli angoli sensibili del nostro apparato sentimentale. Quadri musicali con lo spirito del sacro e la coscienza di una bellezza indomita, resistente, mai priva di conseguenze. Quadri che inglobano il senso ancestrale dello stesso design, la natura disegnata delle prime ispirazioni, il tratto su carta da cui nasce ogni oggetto industriale. Andrea Pinchi si ferma subito prima che l’opera riproduca la sua matrice, nel frangente in cui l’azione creativa rimane di pertinenza artistica, isolata dalla moltiplicazione asettica. Un’opera la cui funzione d’uso riguarda le sole regole del mondo interiore.

Andrea Pinchi. Dal Design al Pincbau

mostra

18.04.2019
—12.05.2019

Museo Bailo

mar—dom 10.00—18.00
chiuso lunedì
ingresso libero

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